A partire da alcuni spunti presenti nel libro di Simone Fornara e Francesco Giudici Giocare con le parole, ecco una proposta di attività didattica (veloce e di sicura efficacia) per la scuola elementare: una caccia al tesoro con gli anagrammi!
Si tratta di preparare una serie di cartellini con scritta, su ciascuno di essi, una parola o un’espressione ricavata dall’anagramma del nome di un oggetto presente nell’aula scolastica. Ad esempio, astuccio potrebbe diventare ciucasto (se si vogliono creare anagrammi senza senso), oppure, e meglio ancora, acustico (se si vogliono creare parole di senso compiuto); la maestra potrebbe diventare colei che sa trame; la lavagna potrebbe trasformarsi in una innocua valanga, e via di seguito.
Basteranno una decina di cartellini (come quelli che potete scaricare da qui, già pronti per l’uso: basta ritagliarli) da inserire in una busta. Se ne estrae uno, e si chiede ai bambini, suddivisi in tre o quattro squadre, di indovinare l’oggetto in questione, andando ad appenderci sopra, con un po’ di scotch, il cartellino corrispondente.
Variante: preparare quattro buste, contenenti ciascuna gli stessi dieci cartellini, stampati magari su cartoncini di colore diverso (ogni colore identifica una squadra). Vince la squadra che per prima appende il cartellino sull’oggetto giusto. In questo caso, è bene dare lo stesso cartellino a tutte le squadre, stabilendo un tempo limite entro il quale proporre la propria soluzione. Possibile assegnare punti alle squadre (ad esempio, tre punti a chi indovina per primo; un punto alle altre squadre che indovinano comunque la soluzione; zero punti alle squadre che sbagliano).
Noi, alle scuole comunali di Gordola (in Canton Ticino) ci abbiamo provato, con gli allievi delle due terze, ed è stato divertente vedere la maestra aggirarsi per l’aula con appiccicati sulla schiena quattro bigliettini di colore diverso, tutti con la scritta sa trame. Ma ci siamo divertiti anche a mettere in difficoltà i bambini, con l’enigmatico anagramma finta scarpa in lego… che cosa sarà mai?

Mercoledì 7 ottobre 2015 Simone Fornara è stato ospite della trasmissione di Teleticino 


Nelle ultime puntate di “Libri sui banchi” abbiamo avuto modo di presentare alcuni albi illustrati realizzati da autori che hanno “giocato” con l’oggetto libro. Per completare il discorso, non resta che parlare di quel filone della letteratura illustrata per l’infanzia che mette al centro della narrazione il libro stesso. Si tratta di albi che paiono quanto mai azzeccati per promuovere il piacere di leggere nei bambini che non hanno la fortuna di avere un contatto quotidiano con i libri, o di rafforzare la convinzione che leggere è una gran bella cosa nei bambini che già ci sono abituati.
Libro tradizionale o libro elettronico? Se ne sente parlare spesso, oggi, e i pareri sono anche molto discordanti. C’è chi dice che il libro di carta non morirà mai, e chi gli ha già fatto il funerale; c’è chi sotto l’ombrellone ama sentire tra le dita la ruvidezza della cellulosa, e chi preferisce “scrollare” le pagine di pixel passando l’indice sul vetro antigraffio del proprio lettore. E ci sono bambini che imitano i grandi, nel bene e nel male, e finiscono per scegliere il supporto che vedono più spesso nelle mani dei genitori.
Il dizionario De Mauro spiega l’uso sostantivato della parola “diverso” in questo modo: “chi per caratteristiche o comportamenti differisce, o secondo stereotipi si crede che differisca, da ciò che si considera normale”. La definizione è chiara, ma il problema è tutt’altro che risolto: per applicare quest’etichetta a qualcuno, infatti, bisognerebbe determinare in modo univoco ciò che è “normale”. Un’impresa votata all’insuccesso, statene certi. Infatti, si può differire dalla presunta normalità in almeno un milione di modi: si è diversi dagli altri per aspetto fisico, per colore della pelle, per taglio dei capelli, per gusti, per abiti indossati, per passioni, per abilità, per manie e ossessioni, per talento e per carattere. Potremmo anche dire che è normale essere diversi, in fondo.
Quando si parla di narrativa per ragazzi, non si può fare a meno di notare che il Canton Ticino è un terreno fertile e movimentato: le iniziative volte a educare alla lettura sin dai primi anni di età sono moltissime, dal progetto