{"id":307,"date":"2015-07-07T07:54:34","date_gmt":"2015-07-07T06:54:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefornara.com\/?p=307"},"modified":"2015-07-30T08:09:18","modified_gmt":"2015-07-30T07:09:18","slug":"se-la-fantasia-diventa-un-tunnel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefornara.com\/?p=307","title":{"rendered":"Se la fantasia diventa un tunnel"},"content":{"rendered":"<p>Dalla rubrica <em>Libri sui banchi <\/em>del \u00abCorriere del Ticino\u00bb (06.07.2015, p. 20):<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-309\" src=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/001_foto-300x300.jpg\" alt=\"001_foto\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/001_foto-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/001_foto-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/001_foto-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/001_foto-600x600.jpg 600w, https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/001_foto.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Lo scrittore americano Stephen King, in un suo saggio del 1981 sull\u2019arte di scrivere libri dell\u2019orrore (<\/em>Danse macabre, <em>ed. it. Theoria, 1992), ha parlato dello sguardo adulto spiegando che, con il passare degli anni, esso si restringe sempre pi\u00f9, provocando quella visione \u201ca tunnel\u201d che ci impedisce di guardare il mondo con lo sguardo aperto del bambino. Ecco le sue parole: \u201cLa mia idea della crescita \u00e8 che il processo consista essenzialmente nello sviluppo di una visione ristretta delle cose, come se la mente entrasse in un tunnel, e in una graduale ossificazione della facolt\u00e0 immaginativa\u201d. Come dargli torto? Sappiamo bene che i bambini, invece, vedono il mondo con una mente molto pi\u00f9 aperta, pronta a cogliere i legami inaspettati tra le cose, disposta in maniera del tutto naturale a compiere viaggi di fantasia, in cui anche un banalissimo oggetto (una sedia, una scatola, un sasso) pu\u00f2 diventare qualcosa di magico.<\/em><\/p>\n<p><em>E la citazione di King ci porta a riflettere sul ruolo e sulle qualit\u00e0 che dovrebbe avere lo scrittore di libri per bambini e per ragazzi: prima di tutto, dovrebbe appunto avere la capacit\u00e0 di tornare a osservare il mondo con gli occhi del bambino. Si tratta, per dirla con la studiosa Giorgia Grilli, di riportare l\u2019altezza dello sguardo qualche centimetro pi\u00f9 in basso, pi\u00f9 o meno nel punto in cui gli occhi del bambino si spalancano sul mondo.\u00a0\u00c8 cos\u00ec che lo scrittore entra in sintonia con il suo giovane lettore, facendosi sentire vicino a lui e al suo modo di vedere le cose. Ad esempio, \u00e8 cos\u00ec che le descrizioni di Roald Dahl, che a un adulto possono sembrare esageratamente forti e caricaturali, si rivelano tanto efficaci per gli occhi bambini: perch\u00e9 quei personaggi cos\u00ec minacciosi e terrorizzanti non sono altro che i \u201cgrandi\u201d cos\u00ec come se li trovava davanti il giovane Dahl quando andava a scuola e veniva punito per i pi\u00f9 futili motivi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricordarsi la prospettiva \u201cdal basso\u201d, dunque, diventa il requisito primario per essere un valido scrittore di libri per l\u2019infanzia. Oppure, come insegnava Gianni Rodari, bisogna conservare quell\u2019orecchio acerbo che porta un signore maturo incontrato sul diretto Capranica-Viterbo a spiegare: \u201cDi giovane mi \u00e8 rimasto soltanto quest\u2019orecchio. \/ \u00c8 un orecchio bambino, mi serve per capire \/ le cose che i grandi non stanno mai a sentire: \/ ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli, \/ le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli, \/ capisco anche i bambini quando dicono cose \/ che a un orecchio maturo sembrano misteriose&#8230;\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>Abbassare lo sguardo e conservare almeno un orecchio acerbo, anche quando si \u00e8 \u201cgrandi\u201d: la terza serie della rubrica <\/em>Libri sui banchi <em>si apre dunque con due \u201ctrucchi\u201d che possono aiutarci a dimenticare o abbandonare, almeno per un po\u2019, la visione \u201ca tunnel\u201d, perch\u00e9 anche da adulti possiamo riscoprire la meraviglia delle cose viste con gli occhi del bambino. E non si tratta di trucchi buoni \u201csolo\u201d per i libri e la lettura: anche da genitori e da docenti abbiamo bisogno, ogni tanto, di ricordarci com\u2019era il mondo quando avevamo l\u2019et\u00e0 dei nostri figli e dei nostri allievi, per entrare meglio in contatto con la loro sensibilit\u00e0 e le loro straordinarie capacit\u00e0 cognitive.<\/em><\/p>\n<p><em>E a riscoprire la meraviglia delle cose ci aiuteranno, nelle prossime tre puntate, sei studenti del DFA della SUPSI, che ci parleranno di tre libri in cui gli autori hanno saputo abbassare lo sguardo e spalancare gli occhi per viaggiare senza freni con la fantasia:\u00a0 <\/em><a href=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/CDT_corrieredelticino_20150708_26.pdf\" target=\"_blank\">La sedia blu\u00a0<em>di Claude Boujon<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/CDT_corrieredelticino_20150713_20.pdf\" target=\"_blank\">Favole al telefono\u00a0<em>di Gianni Rodari\u00a0<\/em><\/a>e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/CDT_corrieredelticino_20150714_22.pdf\" target=\"_blank\">Viaggio <em>di Aaron Becker<\/em><\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/CDT_corrieredelticino_20150706_20.pdf\" target=\"_blank\">Cliccando qui \u00e8 possibile scaricare il pdf dell\u2019articolo pubblicato sul\u00a0 \u00abCorriere del Ticino\u00bb.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla rubrica Libri sui banchi del \u00abCorriere del Ticino\u00bb (06.07.2015, p. 20): Lo scrittore americano Stephen King, in un suo saggio del 1981 sull\u2019arte di scrivere libri dell\u2019orrore (Danse macabre, ed. it. 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