{"id":191,"date":"2015-05-06T11:52:54","date_gmt":"2015-05-06T10:52:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefornara.com\/?p=191"},"modified":"2015-05-06T19:23:52","modified_gmt":"2015-05-06T18:23:52","slug":"quandi-i-dettagli-fanno-la-differenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonefornara.com\/?p=191","title":{"rendered":"Quando i dettagli fanno la differenza"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-192\" src=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/buongiorno-dottore_37477-290x300.jpg\" alt=\"buongiorno-dottore_37477\" width=\"290\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/buongiorno-dottore_37477-290x300.jpg 290w, https:\/\/www.simonefornara.com\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/buongiorno-dottore_37477.jpg 435w\" sizes=\"(max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/>Una caratteristica comune a tutti gli albi illustrati ben riusciti (tranne il caso limite dei <em>silent books<\/em>, cio\u00e8 degli albi solo illustrati, senza parole) \u00e8 il rapporto di interdipendenza tra parole e immagini. Le due dimensioni iconica e verbale, infatti, se l\u2019albo \u00e8 composto con equilibrio, dialogano tra di loro formando un tutt\u2019uno inscindibile. E, per ottenere questo effetto, l\u2019attenzione ai minimi dettagli si rivela un fattore decisivo.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio il caso degli albi illustrati di <a href=\"http:\/\/matthieumaudet.blogspot.ch\/\" target=\"_blank\">Matthieu Maudet<\/a>, autore-illustratore che lavora sia da solo, sia in coppia con altri scrittori, e sempre con risultati di tutto rilievo. Come per i due libri cartonati <em>Buongiorno postino <\/em>e <em>Buongiorno dottore<\/em>, entrambi pubblicati in traduzione italiana da Babalibri e con il testo di <a href=\"http:\/\/michaelescoffier.canalblog.com\/\" target=\"_blank\">Michael Escoffier<\/a>.<\/p>\n<p>Prenderemo in esame il pi\u00f9 divergente dei due, cio\u00e8 <a href=\"http:\/\/www.babalibri.it\/dettaglio.asp?id=196&amp;col=1\" target=\"_blank\"><em>Buongiorno dottore <\/em><\/a>(2010), illustrato da una storia che nelle prime pagine e quasi fino alla fine sembra essere assolutamente normale, cio\u00e8 per nulla divergente, ma nei canoni delle storie tranquillizzanti fatte apposta per intrattenere i lettori pi\u00f9 piccoli. Anche la veste tipografica dell\u2019albo, formato quadrato e pagine spesse di cartone rigido, fa pensare ai libri destinati a bambini che ancora non sanno leggere, e che con il libro hanno un rapporto fisico fatto di mordicchiamenti e lanci improvvisi (dell\u2019oggetto-libro).<\/p>\n<p>Ma, osservandolo e leggendolo (o ascoltandolo) con molta attenzione, ci si accorge che qualcosa non torna. Qualche dettaglio stona con la serenit\u00e0 apparente della situazione (e anche con l\u2019aspetto innocente e colorato del libro): siamo in una sala d\u2019attesa di uno studio medico, con sei pazienti (tutti animali, ma di diverse stazze) che aspettano il proprio turno leggendo riviste e giornali o sonnecchiando. Il dottore interviene con pacatezza e delicatezza, risolvendo i problemi di tutti (un bastoncino di lecca-lecca incastrato tra i denti di un coccodrillo, un chewingum infilato a ostruire la proboscide di un elefante) senza generare dolore. Al termine di ogni visita, il dottore sporge la testa nella sala d\u2019attesa e chiama: \u00abIl prossimo!\u00bb. Solo che i conti non tornano: i pazienti ancora in attesa sono sempre uno in meno di quanti ce ne dovrebbero essere. Fino a quando il prossimo \u00e8 il lupo. E allora si capisce tutto.<\/p>\n<p>Che fine hanno fatto il coniglio e il papero? E che fine fa il dottore? E quella pecora, ultima rimasta, che fine far\u00e0?<\/p>\n<p>Insomma, la divergenza emerge in modo eclatante nelle ultime pagine, ma \u2013 rileggendo a ritroso il tutto e stando attenti ai minimi dettagli \u2013 si pu\u00f2 scoprire in realt\u00e0 che qualche segnale \u00e8 presente sin dalla primissima pagina dell\u2019albo, quella che ritrae i sei pazienti in placida e tranquilla attesa. O meglio, i cinque pi\u00f9 uno. Cio\u00e8 il lupo, che, con la lingua penzoloni, finge di leggere il quotidiano che tiene fra le zampe, mentre guarda con appetito il coniglio che gli sta proprio accanto. E, se si osserva ancora meglio, si nota che sulla prima pagina del quotidiano c\u2019\u00e8 una foto che raffigura il ricercato numero uno, che ha proprio le fattezze del&#8230; lupo!<\/p>\n<p>Da qui in poi i dettagli si moltiplicano, ma il succo resta lo stesso: un libro che costruisce la sua divergenza sul microscopico, e che pare fatto apposta per sviluppare la capacit\u00e0 di osservazione dei giovani lettori. Gi\u00e0 la prima pagina \u00e8 un piccolo capolavoro da sfruttare in senso didattico, una miniera di spunti per chiedere ai bambini di formulare ipotesi sul contenuto della storia: che cosa potr\u00e0 succedere a questi sei animali?<\/p>\n<p>E sono proprio le quattro immagini a doppia pagina, cio\u00e8 tutte quelle che illustrano la sala d\u2019attesa e i mutamenti che la caratterizzano dall\u2019inizio alla fine, a costituire l\u2019ossatura della storia, tanto che si potrebbero tranquillamente estrapolare dal libro, eliminando tutte le altre, e la storia resterebbe invariata. Anzi, si potrebbero addirittura presentare ai bambini, chiedendo a loro di inventare le pagine \u201cdi contorno\u201d, per poi confrontarle con quelle originali. Ma gli spunti didattici non si esauriscono certo qui.<\/p>\n<p>Insomma, una delle migliori dimostrazioni che l\u2019albo illustrato pu\u00f2 diventare una vera opera d\u2019arte, grazie a un sapiente dosaggio di immagini, parole e&#8230; dettagli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una caratteristica comune a tutti gli albi illustrati ben riusciti (tranne il caso limite dei silent books, cio\u00e8 degli albi solo illustrati, senza parole) \u00e8 il rapporto di interdipendenza tra parole e immagini. Le due dimensioni iconica e verbale, infatti, se l\u2019albo \u00e8 composto con equilibrio, dialogano tra di loro formando un tutt\u2019uno inscindibile. E, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.simonefornara.com\/?p=191\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Quando i dettagli fanno la differenza<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[20],"tags":[23,31,73,74,77,75,54],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/191"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=191"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/191\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":197,"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/191\/revisions\/197"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=191"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=191"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonefornara.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=191"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}