Dalla parte dei bambini: il dramma di non essere ascoltati

mckee_non_now_bernardChi l’ha detto che ai bambini bisogna sempre leggere testi rasserenanti, divertenti e “leggeri”? Anche i bambini hanno i loro problemi, e non sono solo questioni di giocattoli e di cartoni animati: molti di loro sono turbati da pensieri che li inquietano, che minano la loro naturale spensieratezza. E a volte, per farli riflettere, per far sì che questi problemi possano essere meglio definiti, e magari risolti, può essere opportuno che i bambini si trovino confrontati con essi, in modo “provocatorio”, cioè per “tirare fuori la loro voce”. A volte, infatti, basta parlare dei problemi per iniziare a superarli.

E uno dei problemi più frequenti, per ogni bambino, è il rapporto con i genitori: sereno, a volte, ma molto spesso problematico, fonte di conflitti e di turbamenti, quando non di dolore e terrore. E ci sono storie che affrontano proprio questo tema, in modo anche assai diverso l’una dall’altra: il libro di cui parleremo è un testo che lo fa in maniera assai “divergente”, dura, per certi versi scioccante, ed è privo di lieto fine. Si tratta di un bellissimo albo illustrato di David McKee, l’inventore di Elmer, l’elefante variopinto, uno dei suoi personaggi più noti. Si intitola Not Now, Bernard (prima ed. 1980; edizione recensita Andersen Press, 2012), che tradotto in italiano suona Non ora, Bernardo, anche se l’edizione italiana (ormai non più disponibile) venne stampata dalla Emme Edizioni di Rosellina Archinto con il titolo di Non rompere, Giovanni, scelta ancora più provocatoria e fuori dagli schemi.

La storia è molto semplice: un bambino, Bernardo, cerca di attirare l’attenzione dei suoi genitori, ma inutilmente, perché loro, presi in occupazioni domestiche banali, ogni volta gli rispondono con il “ritornello” del titolo: “non ora, Bernardo”. Il bambino allora si reca in giardino, dove c’è un minaccioso mostro che, senza indugi, se lo mangia, restando poi soddisfatto a contemplare una sua scarpina. Il mostro, poi, entra in casa e minaccia madre e padre, con il medesimo risultato che aveva ottenuto, con loro, il bambino: “non ora, Bernardo”. I genitori neppure si accorgono che il loro piccolo Bernardo è stato sostituito da un mostro; addirittura, la mamma giunge al punto di mettere a letto il mostro, dandogli la buonanotte con il consueto “ritornello”. E così finisce la storia. Niente lieto fine, niente riconciliazione, ma uno strappo netto, definitivo, irrimediabile.

E perché proporre una lettura del genere a un bambino? Per metterla in discussione, ovviamente. Per parlare tutti insieme di un problema che più o meno tutti i bambini si trovano ogni tanto ad affrontare: quello dei genitori che “non hanno tempo”, presi nelle loro occupazioni e persi nei loro pensieri. La discussione diventa dunque un modo per capire meglio il punto di vista altrui (dei genitori e del bambino), al fine di esorcizzare una delle più grandi paure: quella di non essere ascoltati, fino a non esistere. Per arrivare, magari, a una riscrittura o a una rivisitazione della storia di partenza, a partire da stimoli come “Ma siamo proprio sicuri che il mostro abbia mangiato Bernardo? Non è che per caso lui è fuggito, e ha perso una scarpina?”; oppure “Proviamo a inventare un nuovo finale a questa storia, un finale in cui ci sia ancora Bernardo”; oppure ancora “Immaginiamo che cosa sarebbe potuto succedere se il papà o la mamma di Bernardo lo avessero ascoltato, invece di dirgli non ora, Bernardo”. Possiamo arrivare anche alla rappresentazione teatrale, basata su un copione ispirato alla storia, in cui i bambini impersonano bambini e genitori che non li ascoltano.

Insomma, l’importante è non lasciare il bambino da solo con questa  lettura, altrimenti rischieremmo di comportarci più o meno come i genitori della storia: il libro deve essere uno spunto per riflettere, per approfondire, per poi andare oltre.

I lupi belli, furbi e forti (e illusi!) di Mario Ramos

ramos_sono_io_forteNel 2012 se ne sono andati due grandi autori di albi illustrati, l’americano Maurice Sendak, di cui abbiamo parlato a proposito del suo capolavoro Nel paese dei mostri selvaggi, e il belga Mario Ramos (1958-2012). Ramos se ne è andato un po’ troppo presto, ma ha avuto comunque il tempo di scrivere circa trenta libri per bambini, una buon parte dei quali è disponibile in italiano grazie alla “solita” Babalibri, specializzata nella traduzione e pubblicazione di questo genere di narrativa che arriva dall’estero.

Il tratto di Ramos è inconfondibile: molto colorato, vivace, e al contempo semplice e diretto. I suoi protagonisti, prevalentemente lupi più o meno giovani, fanno quasi sempre una brutta figura: vogliono sembrare cattivi, forti, belli e furbi, ma non ci riescono mai del tutto, perché vanno incontro a inevitabili e meritate delusioni e disillusioni.

Come esempio della sua opera si può scegliere Sono io il più forte (Babalibri, 2002), la storia di un grande lupo cattivo che, dopo aver mangiato a sazietà, si aggira per il bosco allo scopo di sentirsi appunto dire che è lui il più forte, beandosi poi tra sé e sé per il fatto che ciò avvenga puntualmente. E come potrebbero negarlo un piccolo coniglio dalle orecchie lunghissime, la piccola Cappuccetto Rosso, i piccoli Tre Porcellini, e gli altrettanto piccoli Sette Nani? Ma l’inatteso è dietro l’angolo (o dietro il prossimo albero): una specie di piccolo rospo che si permette di contrastare le attese del lupo cattivo e presuntuoso. E lo fa perché dietro di lui c’è la sua mamma. E chi è la sua mamma? Be’, guardate bene la copertina del libro, a proposito della quale Mario Ramos diceva: «Ce que le loup ne sait pas c’est que la maman se trouve déjà sur la couverture… oui, oui, regardez-bien, juste derrière le loup.»

Perché proporre in classe i libri di Ramos? Perché sono storie divertenti, ben scritte, con disegni d’effetto, simpatici, colorati, con personaggi molto ben riusciti, e perché veicolano messaggi molto diretti in modo efficace. Insegnamenti morali, sì, ma non moraleggianti, cosa che risulterebbe scontata e banale. E poi perché si prestano a una miriade di utilizzi diversi, dall’oralità alla scrittura, passando per l’avvicinamento alla lingua francese, se si scelgono le edizioni originali.

Un ultimo suggerimento: andate a curiosare sul sito dell’autore (www.marioramos.be), e troverete un sacco di curiosità sui suoi libri, proprio attraverso le sue parole.

Quando l’inconscio infantile entrò negli albi illustrati

sendak_nel-paese-dei-mostri-selvaggiMaurice Sendak (USA, 1928-2012), scrittore e illustratore, ha pubblicato quello che è considerato il suo capolavoro (Nel paese dei mostri selvaggi, il cui titolo originale è Where the Wild Things Are) nel 1963. Di sé diceva: «I don’t write for children. I don’t write for adults. I just write.» Come dargli torto? Impossibile, perché è senz’altro vero che la scrittura, i libri, anche quelli etichettati di solito “per bambini”, quando sono scritti bene, parlano a tutti, indipendentemente dall’età.

Ed è così per il suo più noto albo illustrato, Nel paese dei mostri selvaggi (Babalibri, 2011), appunto, che rivoluzionò il mondo dei picture book, sancendo l’ingresso in questo genere narrativo dell’inconscio infantile. Il suo libro contribuì in modo decisivo a rompere gli schemi tradizionali della letteratura per l’infanzia: non più storie solamente edificanti, con insegnamenti morali espliciti, il più delle volte tese a dimostrare che i comportamenti “cattivi” vanno incontro a punizioni e quelli “buoni” ai giusti premi, ma storie “divergenti”, in cui i protagonisti fanno ciò che non bisognerebbe fare e anche attraverso la trasgressione arrivano a crescere.

Il protagonista del libro è Max, un ragazzino che ne combina tutti i colori, fino a rivoltarsi contro la madre, che gli infligge la classica punizione dell’“A letto senza cena!”. Ma è proprio da questa punizione che Max parte per un viaggio immaginario che dalla sua cameretta chiusa e desolata lo porta in un mondo aperto e trasgressivo, in cui diventa il re dei mostri selvaggi, creature affamate e demoniache che, come lui, ne combinano di tutti i colori. Per poi avvertire la nostalgia di casa, e iniziare un lento cammino a ritroso, che lo riporta nella sua cameretta dove, ora, aleggia nell’aria un buon profumo di cibo. Un vero percorso di crescita che si compie nello spazio onirico di una notte, e che viene magistralmente raccontato dall’arte di Sendak, che combina perfettamente il testo alle immagini: si pensi ai disegni dapprima racchiusi in riquadri (quando Max è “recluso” in camera), e poi “esplosi” sulle due pagine, senza testo, nel momento in cui il bambino, divenuto re di questo mondo onirico, scatena la ridda selvaggia e balla danze sfrenate, liberatorie e bestiali insieme ai mostri che lo venerano appunto come il loro sovrano.

Un testo affascinante, che non ha smesso di parlare neppure oggi, a cinquant’anni dalla sua prima edizione, e che si presta ad accese discussioni in classe sulle paure segrete dei bambini e sulle loro piccole e grandi trasgressioni.

Cliccando qui, è possibile scaricare un’attività didattica per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria.

Un’enciclopedia fantastica o una fantastica enciclopedia?

2015_enciclopedia_fantIl 25 febbraio del 2015 (si vedano gli articoli del «Corriere del Ticino» e «La Regione Ticino») è stato assegnato il premio Lions Club Lugano-Ceresio a un mio ex studente, Mario Alfieri, per il miglior lavoro di diploma della formazione Bachelor del DFA della SUPSI per l’insegnamento nella scuola elementare (anno 2013-14).

La notizia merita di essere approfondita, perché il progetto realizzato da Mario è un ottimo esempio di didattica progettuale, portata avanti con il rigore della ricerca scientifica e coniugata in modo molto efficace con le esigenze di insegnamento e apprendimento dei bambini di scuola elementare.

Mario ha proposto ai bambini di una quinta elementare di Biasca (Canton Ticino) la realizzazione di un’enciclopedia fantastica di classe, sul modello di alcuni fortunati libri pubblicati negli anni passati da noti scrittori italiani, come Stranalandia di Stefano Benni, Scuola Foresta di Stefano Bordiglioni e Zoovocabolario di Gualtiero Bordiglioni. I bambini, motivati da questa prospettiva, hanno lavorato con entusiasmo e impegno per capire i segreti del testo descrittivo, nel genere specifico della voce enciclopedica (reale prima e fantastica poi).

Ecco ad esempio il Piedipalopade inventato, descritto e disegnato da Luca:

2015_piedipalopadeIl piedipalopade è un animale aggressivo.

Ha 6 facce, una su ogni dita del piede e una sulla caviglia. La superficie della caviglia è piatta e rotonda. Il suo naso è come quello di un maiale. Ha la bocca sdentata.

Vive nei relitti che sono sulla spiaggia. Mangia solo cani e gatti e li uccide con un grido che emette dalla bocca più grande.

Il piedipalopade corteggia la femmina facendo uscire una musica dalle bocche più piccole e danzando con lei.  È il maschio che partorisce i piccoli, che quando nascono sono grandi come un tubetto di colla e sono ciechi. Questo animale è protetto perché è a rischio d’estinzione: ce ne sono solo 100 nel mondo. Le specie simili sono il piedicello e la spiedatessa.

Il risultato, una bella pubblicazione stampata grazie alla tecnologia digitale, è solo il punto finale di un percorso durante il quale i bambini hanno analizzato voci enciclopediche già scritte alla scoperta delle unità informative che le compongono, per ricavare una struttura testuale da prendere a modello: in altre parole, prima si capisce il testo, smontandolo e rimontandolo, per costruirne uno scheletro; e poi si scrive un nuovo testo usando proprio lo scheletro individuato come guida e supporto. Parallelamente, grande attenzione è stata dedicata all’arricchimento lessicale (in particolare relativo a sostantivi e aggettivi), perché senza parole (precise, belle, appropriate) non si possono scrivere belle descrizioni.

Insomma, con competenza, entusiasmo e impegno è davvero possibile aiutare i bambini a costruire competenze di scrittura avanzate, con grande soddisfazione di tutti (dei bambini, soprattutto, ma anche degli adulti che li seguono), promuovendo nello stesso tempo il piacere di leggere buoni libri. Come dire: dal piacere di leggere al piacere di scrivere.

E proprio a proposito di libri, ecco la ciliegina sulla torta: i commenti dei fratelli Bordiglioni che, con grande cortesia e disponibilità, hanno inviato alcune loro considerazioni sul lavoro svolto dai bambini di Biasca.

Cliccando qui, è possibile scaricare l’abstract, la sintesi o l’intero lavoro di diploma di Mario Alfieri (documenti da consultare nel pieno rispetto delle norme che regolano i diritti d’autore).

 

Le storie in rima di Julia Donaldson

9788860793935Nata a Londra nel 1948, Julia Donaldson è una delle scrittrici per bambini più note del Regno Unito. Dal 1993 ha scritto più di quaranta opere narrative e teatrali per l’infanzia e l’adolescenza, molte delle quali in collaborazione con l’illustratore Axel Scheffler. I suoi album illustrati sono pubblicati in lingua italiana da Emme Edizioni (gruppo Einaudi).

Perché i suoi libri hanno così tanto successo? Indubbiamente sono storie che funzionano: divertono, sono ben costruite, sono animate da personaggi molto efficaci e sono arricchite da coloratissime illustrazioni dal tratto inconfondibile. Ma c’è soprattutto un aspetto che vale la pena di sottolineare: sono storie molto ben scritte. Sia in versione originale, sia in versione tradotta, infatti, presentano una forma linguistica particolare, che combina sapientemente la piacevolezza del suono della lingua con la sua ricercatezza. La scelta delle parole non è mai banale né scontata: la Donaldson è capace di proporre storie leggere e divertenti con un linguaggio attento alle esigenze dell’arricchimento lessicale dei suoi giovani lettori. I bambini che ascoltano e leggono i suoi libri, oltre a divertirsi e a conoscere splendidi personaggi, imparano parole. E ciò non è poco.

Tutti gli albi illustrati di Julia Donaldson meritano di essere letti, perché hanno tutti qualcosa da dire, e lo dicono bene. Tuttavia, una scelta va fatta, e la mia cade sulla pluripremiata serie del Gruffalò, un personaggio-mostro che è forse la creazione più nota e geniale della scrittrice. La serie del Gruffalò nasce con il libro A spasso con il mostro, e prosegue con Il Gruffalò e la sua piccolina, che ne è l’ideale seguito. Il protagonista è un furbo topolino che, per scampare agli assalti di una volpe, una civetta e un serpente, si inventa l’esistenza del Gruffalò, spacciandolo per un suo amico. Solo che il mostro esiste davvero, e il topolino lo incontra. Ma la sua furbizia gli permette di escogitare un’altra geniale trovata che lo metterà al sicuro da qualsiasi predatore.

Per questa proposta ho scelto un’edizione particolare della prima storia: la pubblicazione in grande formato Il Gruffalò. Un magico teatro pop-up (2009, Emme Edizioni), che contiene la storia A spasso con il mostro e una sua riduzione teatrale, corredata da un bel teatrino pop-up e dalle miniature di cartone dei personaggi. L’edizione contiene anche lo spartito della canzone del Gruffalò, e sembra nel suo complesso studiata apposta per agganciarvi un progetto didattico che spazia dall’ascolto alla lettura, dalla (ri)scrittura alla drammatizzazione e persino al canto. In rete si trovano filmati realizzati in scuole elementari che esemplificano molto bene le potenzialità del libro.

Benché le storie del Gruffalò siano belle e suggestive, oltre che molto utilizzate a scuola, il mio suggerimento è di leggere anche gli altri libri della Donaldson, che sono tutti molto convincenti e che hanno tutti il pregio di offrire testi di qualità, che giocano con la lingua in modo intelligente e che rappresentano un ottimo tentativo di far passare quel piacere per il libro che è il vero obiettivo di fondo della lettura a scuola. La loro struttura in versi, poi, è fatta apposta per letture musicali, ritmate e vivaci, che riproducono le cadenze delle antiche ballate inglesi. In esse, ad esempio, il docente attento non avrà difficoltà a individuare delle strutture ricorrenti, che si ripetono a intervalli regolari nella storia e che ne favoriscono la memorizzazione.

Per saperne di più sul Gruffalò: http://www.gruffalo.com/ (dove potrete scaricare giochi e filmati, alcuni dei quali propongono le performance canore della stessa Donaldson, accompagnata alla chitarra dal marito).

Tararì tararera…

tarari_tararera_introNel settore degli albi illustrati, uno dei più grandi capolavori degli ultimi anni è senza dubbio Tararì tararera… di Emanuela Bussolati (Carthusia, 2009). Le immagini e le parole (entrambe dell’autrice) creano insieme una storia unica nel suo genere. La particolarità del libro è data, infatti, dall’essere scritto in una lingua inventata, una sorta di non-lingua (la lingua Piripù), che però, se letta in modo espressivo e dopo un’accurata preparazione, diventa chiarissima nel suo significato, combinandosi appunto con le illustrazioni.

Tararì tararera… è il primo libro di una collana (La biblioteca di Piripù), che al momento conta altri due titoli, Badabùm e Rulba rulba, che ne mantengono inalterato il fascino. La bravura straordinaria dell’autrice è stata quella di giocare con le formule tipiche delle storia (come il “c’era una volta” iniziale) e le componenti tradizionali (come la presentazione dei personaggi con il loro nome), traducendole però nella sua lingua inventata. Ad esempio, la pagina iniziale del racconto suona così:

Tararì tararera… sesa terù di Piripù: Piripù Pà, Piripù Ma, Piripù Sò, Piripù Bé e Piripù Bibi.

E può essere tradotta più o meno con queste “nostre” parole:

C’era una volta… la famiglia dei Piripù: papà Piripù, mamma Piripù, la sorella Piripù, la bimba Piripù e il piccolo Piripù.

Ovviamente il significato si ricostruisce, come detto, abbinando le parole alle immagini, con il contributo decisivo delle dimensioni dei caratteri che, nell’esempio appena riportato, si collegano facilmente ai personaggi: il nome del papà Piripù, che è anche il personaggio più grande, è scritto con lettere più grandi, mentre quello del piccolo Piripù, che è il personaggio più piccolo, con i caratteri più piccoli. E il lettore-attore accorto saprà creare delle significative corrispondenze tra le dimensioni dei caratteri e l’intonazione della voce.

La forza del libro sta anche e soprattutto nel linguaggio che diventa universale: non c’è bisogno di traduzioni in altre lingue reali perché possa essere letto e apprezzato da bambini di tutto il mondo. Su YuoTube, potete ad esempio vedere con i vostri occhi quali sono le divertite reazioni dei bambini di un villaggio africano di fronte a una lettura espressiva del testo.

Gli impieghi didattici sono moltissimi, dall’oralità alla scrittura: può essere ad esempio utile e molto divertente chiedere ai bambini di ri-raccontare la storia con loro parole, sia in forma orale (con i più piccoli), sia in forma scritta (con i più grandi), con la guida delle immagini. Premessa indispensabile per la buona riuscita di qualsivoglia attività è la lettura del docente: si tratta di una lettura impegnativa, per niente facile, che richiede preparazione ed esercizio, e che andrebbe supportata da mimica e gestualità, e dal costante dialogo fisico con il libro, le cui immagini e parole vanno indicate in concomitanza con la lettura, per rendere più chiara e immediata l’interpretazione dei bambini. Importante, infine, la predisposizione di un ambiente d’ascolto ideale, che assicuri a tutti la possibilità di vedere il lettore e il libro senza distrazioni.

Tararì tararera… ha vinto il Super Premio Andersen nel 2010 come libro dell’anno.

Cliccando qui potete scaricare una serie di idee per percorsi didattici per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria a partire dalla lettura del libro.

Il posto delle parole

trsradioSabato 24 gennaio «Il piacere di scrivere» è tornato in radio: Simone Fornara è stato ospite in diretta della trasmissione “Il posto delle parole” di TRS Radio (Tele Radio Savigliano) e del suo conduttore Livio Partiti.

Per circa venti minuti si è parlato della scrittura di oggi, spaziando su molti fronti: dalle difficoltà più ricorrenti e gli errori più diffusi al problema di mettere ordine alle idee prime di scrivere, passando per la necessità di adeguare il proprio stile allo scopo e al destinatario del nostro testo (in altre parole: indossare l’abito giusto per ogni occasione). Con un accenno finale al senso profondo del mestiere dell’insegnante: riprendendo L’ora di lezione di Massimo Recalcati, trasformare il sapere in un oggetto di desiderio.

Per ascoltare la conversazione, cliccare sul player qui sotto:

 

Quando due macchie fanno una storia

Inauguro oggi una nuova categoria di articoli del mio blog dedicata ai libri. Si tratta di rapide riflessioni su libri e letture, in particolare sugli albi illustrati (ma non solo), con qualche proposta di attività didattiche per diversi ordini scolastici. L’auspicio è che queste mie segnalazioni possano servire a qualche docente alla ricerca di nuovi stimoli per trasmettere il piacere di leggere e di lavorare su testi d’autore. Bei testi, dunque, che vale la pena di (ri)portare sui banchi.

E iniziamo con uno dei più grandi classici del genere, a partire da una domanda: è possibile che da due macchie di colore nasca una storia? La risposta è che sì, è davvero possibile. A patto che chi l’ha pensata, questa storia, sia un autore geniale e molto creativo, come Leo Lionni (Olanda, 1910 – Italia, 1999), pittore, grafico, scrittore, scultore e infine instancabile illustratore di libri per bambini. Tanti, infatti sono i titoli che può vantare la sua stimolante produzione per l’infanzia, pubblicata in Italia dalla casa editrice Babalibri di Bologna (una delle più attente alla qualità del libro illustrato per ragazzi, e non solo alle leggi del mercato). Per saperne di più sulla sua vita e sulla sua opera, vale la pena di visitare la pagina http://www.randomhouse.com/kids/lionni/aboutlionni.php e quella a lui dedicata dall’editore Babalibri (http://www.babalibri.it/dettaglio.asp?col=2&id=39#per) dalla quale traggo questa bella citazione:

Di tutte le domande che mi sono state rivolte come autore di libri per bambini, la più frequente senza dubbio è: “come vengono le idee?” Molte persone sembrano credere che il modo in cui si ottiene un’idea sia allo stesso tempo misterioso e semplice. Misterioso, perché l’ispirazione si pensa provocata da un particolare stato di grazia concessa solo alle anime più fortunate. Semplice perché si crede che le idee caschino dentro la testa, già tradotte in parole e immagini, pronte per essere trascritte e copiate sotto forma di libro con tanto di pagine finali e copertina. Niente è più lontano dal vero. Talvolta, dall’infinito flusso della nostra fantasia, all’improvviso emerge qualcosa di inaspettato che, per quanto vago possa essere, sembra contenere una forma, un significato e, più importante, un’irresistibile carica poetica. Il senso di fulmineo riconoscimento grazie al quale trasciniamo questa immagine fino alla piena consapevolezza, rappresenta l’impulso iniziale di tutti gli atti creativi… Altre volte, devo ammetterlo, la creazione di un libro si trova nell’improvvisa e inspiegabile voglia di disegnare un certo tipo di coccodrillo.

Il caso delle macchie di colore è uno dei più lampanti esempi del suo genio, capace di collocare il suo punto di vista all’altezza degli occhi del giovane lettore, per guardare le cose con uno stupore ingenuo e ancora incontaminato. Il libro si intitola Piccolo blu e piccolo giallo (Babalibri, 1999), ed è la storia di due amici che si incontrano e diventano tutt’uno nella loro grande amicizia. Una storia che diventa un’esperienza di lettura unica nel suo genere, soprattutto quando si ha l’occasione di accompagnare un bambino in questo piccolo viaggio della fantasia.

Ed è proprio scorrendo le pagine insieme a un lettore non ancora lettore (o a un lettore alle prese con i suoi primi incontri con la pagina scritta e illustrata) che si può apprezzare appieno l’idea e la realizzazione: le macchie che a noi adulti troppo razionali possono sembrare indistinte non impiegano neppure qualche secondo per pulsare della vita immaginata dei due amici Piccolo Blu e Piccolo Giallo e delle loro famiglie. Le macchie diventano persone (il papà è la macchia grande, la mamma è la macchia media, il bambino è la macchia piccola), case, aule scolastiche, siepi, alberi, montagne; gli atteggiamenti delle macchie si trasformano in posture dei corpi, in gesti di accoglienza o di allontanamento, così forti da portare l’amico macchia a sgretolarsi in minute lacrime di colore e dolore. Fino all’allegra e rasserenante fusione di colori finale.

E alla fine, quasi senza accorgersene, il piccolo lettore e l’adulto che l’accompagna scoprono insieme che basta poco per parlare dell’amicizia, della solitudine e dell’amore.

Sugli utilizzi in classe di questo piccolo capolavoro ci sarebbe molto da dire, ma mi limiterò a una rapida suggestione: a prima vista adatto solo a bambini molto piccoli (scuola dell’infanzia), rivela invece, a un esame accorto e approfondito, universi di senso che lo rendono per nulla banale anche con i più grandi (scuola primaria), magari combinando le attività di ascolto con quelle di scrittura e manipolazione del testo.

Piccolo giallo e piccolo blu ha vinto il premio Andersen 2001.

Cliccando qui è possibile scaricare un esempio di attività per la scuola dell’infanzia.

«Il piacere di scrivere» alla radio

Scrittura grafologiaSimone Fornara e Luca Cignetti ospiti in diretta di Antonio Bolzani durante la trasmissione radiofonica “La consulenza” di RSI Rete Uno (martedì 16.12.2014).  La trasmissione è stata una bella occasione per discutere della scrittura delle giovani generazioni, tra “doveri” scolastici e pratiche “digitate” legate ai nuovi mezzi di comunicazione.

Quanto si scrive a scuola? Come? Quali sono le difficoltà più ricorrenti nella scrittura dei ragazzi del terzo millennio? Ed è proprio vero che le nuove tecnologie sono all’origine del presunto scadimento delle competenze di scrittura?

Le risposte a queste e ad altre domande nella registrazione audio della trasmissione, che si può ascoltare cliccando su questo link.

Il piacere di scrivere

copertinaÈ da qualche settimana nelle librerie Il piacere di scrivere. Guida all’italiano del terzo millennio, di Luca Cignetti e Simone Fornara (Roma, Carocci, 2014). La prefazione è di Luca Serianni, che lo definisce «Una palestra indispensabile per mettersi nel mare della nostra lingua senza il rischio di restare in panne nel corso della navigazione». Si tratta di un manuale di scrittura che trae linfa vitale dai circa 2.000 testi raccolti nelle scuole ticinesi nell’ambito della ricerca TIscrivo.

Ciò che rende particolare il manuale è l’impostazione diversa dal consueto: si parte, cioè, dai veri problemi della scrittura di oggi (documentati appunto da numerosi esempi reali, in gran parte prodotti da studenti ticinesi di diverse fasce di età: dai bambini delle scuole elementari agli studenti degli istituti universitari), ai quali viene dedicato ampio spazio, proponendo strategie, soluzioni pratiche ed esercizi stimolanti e innovativi. Per questo motivo, ad esempio, il lettore troverà subito risposte concrete a dubbi ortografici, a incertezze nell’uso dei segni di punteggiatura, a svarioni lessicali e a problemi nella costruzione del testo.

Il tutto nella convinzione che il dovere di comporre testi possa anche trasformarsi nel piacere di scrivere.

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